Sculpture Speaks
Louder Than Words
– Barry Flanagan


Programma Pubblico e Scolastico
Musei Civici di Spoleto, Palazzo Collicola


Inaugurazione: 21 Febbraio, Palazzo Collicola, 11.00
Events: Domenica 22 Febbraio e Sabato 18 Aprile

Programma Pubblico
James Cave
Adelaide Cioni
Toby Christian
Gertrude Gibbons
Jo Melvin

Programma Scolastico
a cura di Giulia Filippi
Liceo Artistico di Spoleto
Accademia di Belle Arti di Perugia


Siamo lieti di presentare un programma pubblico e un programma didattico in concomitanza con la mostra “Sculpture Speaks Louder Than Words – Barry Flanagan” a Palazzo Collicola, curata da Jo Melvin, ex residente dei Mahler & LeWitt Studios, e sostenuta dalla fondazione dell’artista.

Barry Flanagan (1941–2009) è stato uno degli scultori britannici più creativi e originali. La mostra a Palazzo Collicola si concentra sui suoi primi lavori ed esplora come l’artista considerasse il suono e il silenzio elementi scultorei essenziali, fondamentali per la sua pratica quanto il peso e il volume.

Domenica, 22 Febbraio

Palazzo Collicola, 11:00–11.45
Jo Melvin, ‘Sculpture Speaks Louder Than Words’
Visita alla mostra con la curatrice Jo Melvin.

Sala Pegasus, 12:00–12.45
Gertrude Gibbons/Jo Melvin: ‘Where is my voice?’, with Barry Flanagan’s ‘O for orange U for you: poem for the lips’
Un cortometraggio che esplora l’afasia, dal punto di vista sia del parlante che dell’ascoltatore, seguito dalla registrazione della poesia sperimentale di Flanagan: entrambe le opere evidenziano le vicissitudini del linguaggio ed esplorano modalità di espressione alternative.

Sabato, 18 Aprile

Palazzo Collicola, 16:00–16.45
Toby Christian – flamespeak
Le ombre si fondono con il testo e la parola in questa nuova performance che esplora la fragilità della parola stampata. Presentata con la collaborazione degli studenti dell’Accademia Belle Arti di Perugia.

Sala Pegasus, 17:00–17.30
Adelaide Cioni – Bla Bla Bla
Un’esplorazione del linguaggio e delle immagini: “Una conferenza-performance sull’infinito, ovvero un mucchio di domande con risposte impossibili, che ruotano attorno al tema dei pattern, della traduzione e della condizione umana (e sì, grazie a Dio ci saranno le figure).”

Casa Mahler (Via degli Eremiti 7), 18:00–20:00
James Cave – The Desert Hills Fan Out Like Playing Cards
In questa performance per pianoforte e field recording (registrate da Nyla Van Ingen), Cave immagina Spoleto come un luogo popolato di fantasmi sonori di diverse epoche musicali e dialoga con personaggi storici attraverso il linguaggio della musica.

Formatosi alla St Martins School of Art di Londra negli anni ’60, insieme ad artisti come Richard Long, Bruce McLean, Tess Jaray e Gilbert & George, Barry Flanagan ha sfidato gli approcci formalisti e ha aperto la scultura a nuovi materiali e idee.

La mostra esplora le sperimentazioni di Flanagan con materiali di uso quotidiano – come sabbia da costruzione, funi da banchina e tessuti – nonché la luce e il linguaggio, spesso attraverso azioni performative. Influenzato sia dal Minimalismo che dall’Arte Povera, ha esplorato la ripetizione e il processo in dialogo con i sensi: dove l’olfatto, il tatto e il “suono del fare” diventano parte della scultura stessa. Discutendo l’impatto dell’opera di Flanagan, il curatore Jo Melvin scrive:

Nell’ambito delle esplorazioni di Flanagan su linguaggio e materiali, far sì che le sue sculture parlassero alla società era fondamentale. Il suo impegno per il rapporto tra arte, società e responsabilità istituzionale ha influenzato le sue intenzioni nel realizzare ed esporre le sue opere. Nel libro di Germano Celant Arte Povera (1969), Flanagan scrive: “Le operazioni nascono dalla premessa scultorea, la sua esattezza e indipendenza sono la chiave per la scala delle sue conseguenze fisiche, visive e concrete nella società”. L’interesse di Flanagan riguarda il linguaggio della poesia nella scultura, la misteriosa relazione tra minerali, materiali e creazione, e il modo in cui questa si rivolge alla società e al paesaggio.

Il programma per le scuole è guidato dall’artista e docente Giulia Filippi ed è sviluppato in collaborazione con il Liceo Artistico di Spoleto e l’Accademia di Belle Arti di Perugia: gli studenti parteciperanno all’allestimento della mostra e contribuiranno a eventi performativi nell’ambito del programma pubblico, partecipando anche a incontri con i curatori, visite in studio con gli artisti partecipanti e letture di portfolio.

Il programma pubblico è stato ideato da Gertrude Gibbons, Jo Melvin e Guy Robertson.

Eventi:

Jo Melvin, ‘Sculpture Speaks Louder Than Words’
22 Febbraio, Palazzo Collicola, 11:00–11.45
Visita alla mostra con la curatrice Jo Melvin.

Jo Melvin è docente di Fine Art and Feminisms al Chelsea College of Arts, UAL, Londra, ed è stata direttrice del Barry Flanagan Estate dal 2009 al 2023. È scrittrice e curatrice di mostre, con una metodologia di ricerca interdisciplinare che pone attenzione alle pratiche delle donne utilizzando “storie dimenticate” (archivi, memoria, storie orali) come materiale per nuove ricerche curatoriali. Tra i progetti recenti figurano ‘Speak Out, Out there’, una mostra con Jeff Gibbons presso The House Dublin (2023), ‘Pataphysics and Play’ presso la Kasmin Gallery di New York (2023), ‘The Feuilleton I will bear witness: Piggy-backing from the Edicola’, Spoleto, Umbria e MACRO, Roma, Italia (2021), ‘Imagine Being Here Now’ con Lucy R. Lippard e Askeaton Contemporary, (2021). Nel 2018 Melvin ha iniziato a collaborare con Vittoria Bonifati per realizzare una serie di mostre, pubblicazioni ed eventi presso Villa Lontana, Roma.

Gertude Gibbons and Jo Melvin: ‘Where is my voice?’, with Barry Flanagan’s ‘O for orange U for you: poem for the lips’
22 febbraio, Sala Pegasus, 12:00–12:45
Questo cortometraggio (16 minuti), frutto della collaborazione tra madre e figlia, riflette sull’esperienza dell’afasia. Esploriamo il disturbo del linguaggio dal punto di vista di “entrambe le parti”: chi ne è affetto e chi ascolta. Il film illustra i loro metodi di comunicazione e la (re)interpretazione degli “errori” verbali/grammaticali. Fa riferimento a diverse opere d’arte, letteratura e musica che, direttamente o indirettamente, parlano dell’esperienza dell’afasia. Il film fa riferimento al lavoro di diversi scrittori, compositori e artisti, tra cui l’artista Barry Flanagan, il cui trattamento del suono, del silenzio e della scultura è di grande impatto. La proiezione è seguita dalla registrazione di un’esibizione del 2021 di Melvin con Adelaide Cioni sulla poesia di Flanagan “O for orange U for you: poem for the lips” (1965), che pronuncia silenziosamente le vocali, rendendole allo stesso tempo molto fisiche e intangibili. Gibbons scrive: “Proponiamo che l’arte, in tutte le sue forme, offra modalità alternative di comunicazione ed espressione, dando voce in modi non convenzionali, e come l’approccio alle arti come veicolo in questo modo possa facilitare nuovi approcci al pensiero sul linguaggio”.

Gertrude Gibbons Scrittrice e dottoranda presso l’Università di York (finanziata dall’AHRC tramite il White Rose College of the Arts & Humanities), sta conducendo una ricerca sulla storia della creazione teatrale incentrata sulla ricerca di un linguaggio teatrale condiviso dagli anni ’60 in poi. Quest’anno curerà un evento allo York International Shakespeare Festival sulla documentazione della performance, della traduzione e della musica. Ha conseguito un Master presso il Royal College of Art e in precedenza ha collaborato a corsi brevi, masterclass e scuole estive presso il dipartimento di Executive Education. Ha una pratica interdisciplinare di scrittura critica creativa e dal 2018 è co-curatrice della rivista d’arte online Soanyway.

Toby Christian: flamespeak
18 Aprile, Palazzo Collicola, 16:00–16.45
Christian presenta la sua nuova performance “flamespeak”, che esplora la delicatezza della parola stampata e la malleabilità del terreno che la ancora. Proiettata sulle strutture e sulle superfici di Palazzo Collicola, “flamespeak” vede testo, ombra e parola fondersi, dove fiamme tremolanti trasmettono molteplici voci indefinite, per un nuovo incantesimo collaborativo.

Toby Christian’s La sua pratica interdisciplinare si concentra su oggetti e linguaggio per mettere in discussione le modalità prevalenti di rappresentazione e comunicazione attraverso processi dissociativi e divinatori. Lavorando tra scrittura e scultura, il suo lavoro è stato esposto, pubblicato e presentato presso importanti istituzioni e piattaforme a livello internazionale. Tra queste, recentemente, si annoverano il Museum Tinguely di Basilea; l’Institute of Contemporary Arts di Londra; NTS Radio; This Long Century; Parrhesiades di Londra; la Galerija Prozori di Zagabria; il PEER di Londra; il MUDAM di Lussemburgo; la Whitechapel Gallery di Londra; le Galeries Poirel di Nancy. I suoi libri Measures (2013), Collar (2017) e Commuters (2021) sono pubblicati da Koenig Books, che pubblicherà Stone, String, Word, una monografia di prossima uscita sul suo lavoro. È rappresentato da Belmacz di Londra. Adelaide Cioni – Bla Bla Bla “Una conferenza-performance sull’infinito, ovvero un mucchio di domande con risposte impossibili, che ruotano attorno al tema dei pattern, della traduzione e della condizione umana (e sì, grazie a Dio ci saranno le figure).”

Adelaide Cioni: Bla Bla Bla
18 Aprile, Sala Pegasus, 17:00–17.30
L’artista Adelaide Cioni, residente a Spoleto, esplora il linguaggio e la visualità in Bla Bla Bla: “Una conferenza-performance sull’infinito, ovvero un mucchio di domande con risposte impossibili, che ruotano attorno al tema dei pattern, della traduzione e della condizione umana (e sì, grazie a Dio ci saranno le figure).”

Adelaide Cioni (1976, Bologna, IT) ha studiato disegno alla UCLA di Los Angeles e ha conseguito una laurea triennale in scultura all’Accademia di Belle Arti di Roma. Con una laurea magistrale in storia contemporanea e un master in traduzione letteraria, per dieci anni ha tradotto letteratura americana (tra gli altri, John Cheever, Lydia Davis, David Foster Wallace). Nel 2012 ha iniziato la sua pratica artistica esplorando l’intersezione tra tessuto, pittura e performance. L’assenza di narrazione e una prospettiva femminista guidano la sua pratica. Negli ultimi anni ha collegato la sua ricerca multidisciplinare con la musica e la danza. Tra le sue recenti mostre personali: True Form, The Approach, Londra, Regno Unito; Drawings for Myself, P420, Bologna, IT; Il mondo, Commissione Centro Pecci, Prato, IT; Ab ovo / On Patterns, Mimosa House, Londra, Regno Unito. Vive e lavora tra Spoleto e Londra.

James Cave: The Desert Hills Fan Out Like Playing Cards
18 Aprile, Casa Mahler (Via degli Eremiti 7), 18:00–20:00
“Desert Hills Fan Out Like Playing Cards” di James Cave, con field recordings di Nyla van Ingen, è un’opera sonora di 28 minuti che immagina Spoleto come un luogo popolato da fantasmi sonori di epoche diverse. Cave mette in scena molteplici vignette immaginarie in cui particolari figure musicali, da Mahler a Menotti, interagiscono con luoghi della città. Interagisce con questi personaggi, fondendo i loro stili musicali con la propria voce compositiva. Il suo approccio ha un che di saudade: un concetto portoghese che si riferisce a un desiderio nostalgico per un tempo e un luogo specifici. Attraverso la sua forma ibrida, il brano offre un commento ironico e riflessivo sulla storia della musica.

James Cave Cave è un compositore, cantante e strumentista residente a York. È stato compositore in residenza presso il Banff Centre, Canada (2015), e il primo compositore in residenza presso i Mahler & LeWitt Studios di Spoleto (2016). La sua opera “The Desert Hills Fan Out Like Playing Cards” è stata commissionata da Jo Melvin per il progetto Edicola a Spoleto e Roma (2021). Cave canta con lo York Minster Choir, Il Cor Tristo e i cori dell’Oratorio di York e delle Cattedrali di Sheffield, e ha effettuato tournée internazionali con il Gavin Bryars Ensemble. Si è esibito su BBC Radio 3 e NPO Radio 4 e ha ricevuto il Terry Holmes Award, il Sir Jack Lyons Celebration Award e il premio “Best Use of Sound” all’ICAD. La sua musica è stata eseguita in tutta Europa e Nord America e supportata da organizzazioni tra cui AHRC, Arts Council e PRS. La sua prima opera, Returns, è in fase di sviluppo con la regista Rosalind Parker. Ha conseguito un dottorato di ricerca in composizione presso l’Università di York, dove ora insegna.

 

PROGRAMMA PER LE SCUOLE

Giulia Filippi è un’artista visiva e ricercatrice nel campo dell’educazione. Dopo aver studiato arti visive a Venezia (IT) e Lahti (FIN), ha frequentato un master in sociologia e botanica a Firenze (IT). Dal 2006 collabora con diverse istituzioni per ampliare il programma educativo utilizzando la pratica artistica per creare connessioni con la conoscenza attraverso l’esperienza. Tra queste: Collezione Peggy Guggenheim, Viaindustriae, La Galleria Nazionale (Roma), ICA Boston, La Biennale di Venezia, Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, OVS spa, WWF Italia, Fondazione Marino Golinelli, Studio Orta, Raumars, Felcos Umbria, Istituto Europeo Design, Rauma Art Museum (FIN), Bjcem (Salonicco, GR), Bivy Gallery (Anchorage, AK), Cooperativa Densa, Palazzo Lucarini e numerose scuole di ogni ordine e grado.