Alice Schivardi
Artista in Residenza

 

In memoria della nostra amica e collega Adriana Garbagnati (1964-2026), la cui passione e dedizione hanno guidato La MaMa Umbria International per molti anni e con la quale abbiamo condiviso numerose e significative collaborazioni, diamo il benvenuto ad Alice Schivardi nei nostri Open Studios. Adriana ha sostenuto e guidato il recente lavoro di Alice a La Mama.


La ricerca di Alice Schivardi si sviluppa attraverso disegno, ricamo, installazione e progetti partecipativi. Al centro del suo lavoro si trova la relazione tra esperienza personale e memoria collettiva: storie individuali e tracce biografiche diventano materiali attraverso cui interrogare il modo in cui entriamo in rapporto con gli altri. Il ricamo occupa un ruolo centrale nella sua pratica. Il filo diventa una forma di scrittura capace di registrare il passaggio del tempo e la presenza del gesto. Attraversando superfici leggere e trasparenti, costruisce immagini nelle quali il processo di realizzazione rimane parte integrante dell’opera. Un ruolo significativo della sua ricerca è offerto dal lavoro con persone cieche e ipovedenti. Attraverso laboratori e percorsi condivisi, Schivardi esplora forme di percezione che superano la sola esperienza visiva, trasformando il tatto e la relazione diretta con la materia in strumenti di conoscenza. Le sue opere indagano così il rapporto tra presenza e assenza, tra ciò che viene custodito e ciò che rischia di scomparire, restituendo attenzione a gesti e legami spesso silenziosi. Alice Schivardi sta attualmente lavorando al progetto Nuovo Volo, che sarà presentato nei prossimi mesi tra Cascia e Roccaporena, con una mostra a cura di Cristiano Leone. Il progetto prosegue la sua indagine sul limite, sulla percezione e sulla possibilità di trasformare una condizione individuale in un’esperienza condivisa, e sull’incontro tra secoli e figure della mistica e dell’arte.

Tocca il mio blue, 2023, disegno a ricamo su carta da lucido, 160 × 160 cm circa.

Tocca il mio blue nasce da un laboratorio tattile con persone cieche e ipovedenti. Il titolo riprende una frase pronunciata durante un incontro e racchiude una domanda centrale nella ricerca dell’artista: in che modo è possibile avvicinarsi a un colore attraverso strumenti diversi dalla vista? Il blu, tradizionalmente associato alla profondità dello sguardo, diventa qui un’esperienza da attraversare attraverso il corpo. La percezione si sposta dall’occhio alla mano, dalla contemplazione alla relazione diretta con la superficie dell’opera. Attraverso il ricamo, Schivardi porta il disegno fuori dalla bidimensionalità dell’immagine. Il filo crea rilievi, sentieri, percorsi e interruzioni che conservano il tempo della realizzazione. La carta da lucido, materiale fragile e attraversato dalla luce, rende visibile ogni passaggio e ogni segno. L’opera mette in discussione la gerarchia tradizionale dello sguardo e apre una riflessione sulla possibilità di conoscere il mondo attraverso altre forme di sensibilità.

Coccinelle, 2012, 32 ovali, disegno a ricamo su carta da lucido, cornici in resina realizzate a mano 9 × 7 cm ciascuno, installazione dimensione ambiente.

In Coccinelle, trentadue piccoli ovali disegnati, ricamati e incorniciati dall’artista raccolgono ricordi, incontri, esperienze e frammenti appartenenti a universi diversi. La scelta dell’ovale richiama la storia del ritratto domestico e delle immagini custodite come testimonianza di un legame. Schivardi riprende questa forma della memoria privata, ma sostituisce alla rappresentazione diretta una traccia: ciò che rimane è segno lasciato da una relazione. Il ricamo introduce una temporalità lenta. Ogni punto corrisponde a un gesto ripetuto, a un tempo dedicato alla costruzione dell’immagine. La manualità diventa una modalità di attenzione verso ciò che normalmente resta marginale o destinato a essere dimenticato. I piccoli ovali, distribuiti nello spazio, mantengono ciascuno la propria autonomia, ma insieme compongono un racconto fatto di vicinanze e distanze che si incontrano.

Ero figlia unica, Tutti con me e me con voi, 2011–2026.

In Ero figlia unica, Alice Schivardi prende parte alle fotografie di famiglie incontrate in diversi luoghi del mondo, entrando temporaneamente all’interno delle loro immagini e delle loro storie. L’artista chiede di poter indossare abiti e gioielli appartenenti alla tradizione della famiglia che la accoglie, partecipando a un gesto apparentemente quotidiano ma profondamente identitario: la costruzione di un ritratto familiare. La sua presenza introduce una riflessione sull’appartenenza. Cosa permette a una persona estranea di diventare parte di una storia comune? Quali gesti generano riconoscimento, vicinanza e fiducia? Partendo dalla propria esperienza di figlia unica, Schivardi trasforma una condizione personale in una ricerca più ampia sulle relazioni umane. L’opera non documenta soltanto famiglie esistenti, ma registra il momento in cui un nuovo legame prende forma.

Testo: Cristiano Leone, La Mama Umbria International